Viabilità aziendale: pedoni e mezzi, cosa deve verificare il Datore di Lavoro

Un muletto esce dal magazzino mentre un lavoratore attraversa il piazzale. Un autista scende dal camion durante lo scarico. Alcuni bancali vengono lasciati per qualche ora sul percorso pedonale. Una porta si apre direttamente sulla corsia utilizzata dai carrelli elevatori.
Sono situazioni che in azienda si vedono spesso. E proprio perché diventano abituali, a volte smettiamo di considerarle un problema.
La viabilità aziendale non riguarda soltanto la presenza di strisce a terra, cartelli e limiti di velocità. Riguarda il modo in cui persone, mezzi e materiali si muovono realmente negli stessi spazi e, soprattutto, i punti nei quali i loro percorsi possono incontrarsi.
Per il Datore di Lavoro la domanda utile non è quindi soltanto: “Abbiamo individuato le corsie dei muletti?”.
È piuttosto: durante una normale giornata di lavoro, un pedone e un mezzo possono trovarsi nello stesso punto nello stesso momento?
Se la risposta è sì, occorre verificare se quell’interferenza possa essere eliminata e, quando non è possibile, come venga ridotta e gestita.

Perché la viabilità interna merita una valutazione specifica
INAIL, attraverso il sistema di sorveglianza Infor.Mo, ha analizzato 370 infortuni gravi o mortali verificatisi tra il 2002 e il 2022 nei quali erano presenti criticità legate all’organizzazione degli ambienti di lavoro. Di questi eventi, 178 sono stati mortali e 192 gravi.
Lo studio ha escluso i settori Costruzioni e Agricoltura, che richiedono analisi specifiche, e ha riguardato soprattutto attività manifatturiere, trasporto e magazzinaggio, commercio e gestione dei rifiuti.
Quasi il 40% degli eventi analizzati è avvenuto in luoghi dedicati prevalentemente a magazzinaggio, carico e scarico merci. Tra le dinamiche considerate, l’investimento rappresenta il 35,9% degli eventi e raggiunge il 48,4% nel settore trasporto e magazzinaggio.
Sono dati che aiutano a leggere il problema, ma per il Datore di Lavoro il passaggio importante viene dopo: capire dove queste condizioni possono presentarsi nella propria azienda.
La prima verifica non si fa sulla planimetria: si fa camminando in azienda
Una planimetria può mostrare una viabilità apparentemente perfetta.
Percorso pedonale a sinistra, corsia dei muletti al centro, area di carico sulla destra.
Poi si entra nel reparto durante una normale giornata di lavoro e si scopre che un bancale occupa metà del passaggio pedonale, un carrello deve uscire dalla corsia per evitare del materiale e il camion del fornitore viene parcheggiato proprio davanti a un attraversamento.
“La prima cosa da fare, secondo me, è molto semplice: camminare negli spazi mentre l’azienda sta realmente lavorando.”
Il Datore di Lavoro, insieme al RSPP e alle figure coinvolte, dovrebbe osservare dove passano le persone, dove transitano i mezzi e dove vengono movimentati o depositati i materiali.
Non basta verificare dove dovrebbero passare.
Occorre vedere dove passano davvero.
È uno dei controlli che svolgo durante gli audit ispettivi simulati in azienda: confronto i percorsi previsti sulla planimetria con quelli realmente utilizzati da lavoratori, mezzi e soggetti esterni durante l'attività ordinaria. È proprio da questo confronto che possono emergere interferenze difficili da individuare osservando soltanto la documentazione
Pedoni e muletti: la separazione deve funzionare anche nella pratica
Quando pedoni e carrelli elevatori utilizzano gli stessi spazi, chiedere semplicemente a tutti di “prestare attenzione” è una misura debole.
INAIL richiama, tra le misure di prevenzione, la separazione fisica tra spazi destinati ai pedoni e vie utilizzate dai mezzi di sollevamento e trasporto. Suggerisce inoltre, quando possibile, percorsi a senso unico per ridurre inversioni e retromarce.
Per il Datore di Lavoro questo significa verificare innanzitutto se il percorso pedonale esiste realmente.
Un lavoratore riesce ad andare dagli spogliatoi alla propria postazione senza entrare nella corsia dei muletti?
Può raggiungere il bagno, l’uscita o il magazzino seguendo sempre un percorso protetto?
Se trova un bancale davanti a sé, ha un’alternativa sicura oppure deve scendere nella corsia dei mezzi?
Una linea colorata a terra non crea automaticamente una separazione.
Nei punti più critici può essere necessario ricorrere a barriere o altre protezioni fisiche che separino effettivamente il percorso pedonale dalla traiettoria dei mezzi.
Gli incroci sono il punto da osservare con maggiore attenzione
Anche quando i percorsi sono separati, prima o poi possono incontrarsi.
È qui che aumentano le criticità.
Un attraversamento può trovarsi dietro una scaffalatura. Una porta può aprirsi direttamente su una corsia. Un carrello può uscire da un reparto senza vedere chi arriva lateralmente.
Il Datore di Lavoro dovrebbe individuare questi punti uno per uno.
Se per attraversare un incrocio il lavoratore deve “sporgersi un po’ per vedere se arriva il muletto”, probabilmente l’organizzazione può essere migliorata.
INAIL indica, tra le possibili misure, l’utilizzo di specchi negli angoli ciechi e la protezione delle porte pedonali che danno direttamente accesso a vie percorse dai veicoli. Quando la visibilità diretta non può essere garantita, può essere necessario impedire l’uscita immediata attraverso barriere che obblighino il pedone a fermarsi e osservare.
Non esiste una soluzione valida per tutti: prima bisogna vedere come viene realmente utilizzato quello spazio.
Un muletto sicuro può lavorare in un ambiente pericoloso
Quando si parla di rischio investimento, è facile concentrare tutta l’attenzione sul mezzo.
Il carrello è manutenzionato? Il conducente è formato? Il girofaro funziona?
Sono domande importanti, ma non sufficienti.
Un carrello perfettamente efficiente può trovarsi costretto a lavorare in un ambiente nel quale il rischio rimane elevato.
Pensiamo a una corsia troppo stretta, a materiali depositati negli spazi di manovra oppure a un carico che impedisce al conducente di vedere chiaramente davanti a sé.
Nei casi di investimento considerati dallo studio INAIL, quasi il 90% degli eventi era collegato a macchine e attrezzature di sollevamento e trasporto oppure a veicoli terrestri
e altri mezzi di trasporto.
La valutazione dovrebbe quindi tenere insieme tre elementi:
mezzo, conducente e ambiente nel quale il mezzo viene utilizzato.
Concentrarsi soltanto su uno dei tre lascia fuori una parte importante del rischio.
La retromarcia merita una verifica specifica
In molte aziende la retromarcia viene considerata una normale parte della guida.
Ma quando avviene vicino ai pedoni può diventare una delle situazioni più delicate.
Il Datore di Lavoro dovrebbe osservare quante retromarce vengono effettuate e soprattutto perché.
Il mezzo deve tornare indietro perché il percorso è inevitabilmente organizzato in quel modo oppure perché la viabilità potrebbe essere riprogettata?
INAIL suggerisce di ridurre al minimo questa necessità e di confinare, quando possibile, la retromarcia in aree chiaramente individuate e non accessibili ai pedoni. Dove il rischio lo richiede possono essere utilizzati sistemi aggiuntivi come telecamere, specchi, allarmi acustici, rilevatori di prossimità oppure facendo ricorso a movieri opportunamente
addestrati e riconoscibili. .
Questi dispositivi sono però un aiuto.
Non dovrebbero diventare il modo per mantenere una viabilità mal organizzata quando sarebbe possibile ridisegnarla.
Anche il piazzale esterno deve essere trattato come un luogo di lavoro
Quando si esce dal magazzino e si entra nel piazzale, le regole non diventano meno importanti.
Anzi, in uno spazio esterno possono incontrarsi camion, furgoni, dipendenti, visitatori, muletti e persone che raggiungono il parcheggio.
La disponibilità di molto spazio può creare una falsa sensazione di sicurezza e portare a una circolazione poco organizzata.
Il Datore di Lavoro dovrebbe verificare dove transitano i pedoni, dove parcheggiano i mezzi commerciali, dove vengono effettuate le inversioni e quali spazi vengono utilizzati per lo stoccaggio temporaneo.
Anche il fondo deve essere controllato.
L’Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 prevede che i pavimenti e i luoghi destinati al passaggio non presentino buche o sporgenze pericolose e consentano il movimento sicuro di persone e mezzi. Stabilisce inoltre che le vie destinate ai veicoli debbano mantenere una distanza sufficiente da porte, passaggi pedonali, corridoi e scale e, quando necessario, che il loro tracciato venga evidenziato. Il testo coordinato pubblicato dall’INL a gennaio 2026 conferma tali requisiti.
Una buca nel piazzale non è quindi soltanto un problema di manutenzione. Può costringere il conducente a cambiare improvvisamente traiettoria e generare una nuova interferenza.
Carico e scarico: dove deve stare l’autista?
Le aree di carico e scarico meritano una valutazione separata perché concentrano contemporaneamente persone e mezzi diversi.
Arriva un camion. L’autista scende. Un carrellista inizia lo scarico mentre altri lavoratori continuano a transitare nella zona.
Dove deve aspettare l’autista?
Se la risposta è “di solito sta vicino al camion”, l’organizzazione dovrebbe essere approfondita.
INAIL raccomanda di individuare aree specifiche per le operazioni di carico e scarico, possibilmente in piano, lontane da altre attività e libere da ostacoli. Agli autisti dovrebbe essere indicato un luogo sicuro nel quale attendere mentre vengono svolte le operazioni.
Il Datore di Lavoro dovrebbe quindi definire una regola precisa.
Chi autorizza l’avvicinamento al mezzo? Quando l’autista può scendere? Può partecipare alle operazioni? Dove deve attendere mentre lavora il muletto?
Non lasciare queste decisioni all’abitudine riduce le possibilità di comportamenti imprevedibili.
Fornitori e visitatori non conoscono la viabilità aziendale
Chi lavora ogni giorno nello stesso luogo sviluppa una conoscenza spontanea degli spazi.
Sa da quale porta esce normalmente il muletto e quale piazzale viene utilizzato per le manovre.
Un autista esterno no.
Un manutentore, un fornitore o un visitatore può scegliere il percorso più breve senza sapere di stare attraversando una zona utilizzata dai mezzi.
INAIL richiama espressamente l’attenzione sull’uso promiscuo degli spazi da parte di dipendenti, appaltatori, fornitori e altri soggetti, sottolineando la necessità di definire regole, istruzioni, coordinamento e responsabilità.
Per questo la viabilità dovrebbe essere comprensibile già dal punto di accesso.
Dove deve parcheggiare chi arriva dall’esterno? Quale percorso deve seguire? Dove può attendere?
Più queste decisioni sono intuitive, meno la sicurezza dipende dalla capacità del visitatore di intuire come funziona l’azienda.
Il percorso pedonale non può diventare un deposito temporaneo
Non esiste una soluzione valida per tutti: prima bisogna vedere come viene realmente utilizzato quello spazio.
“Mettiamolo qui solo per qualche minuto.”
Un pallet, una macchina in attesa di manutenzione o del materiale possono trasformare temporaneamente un percorso pedonale in uno spazio non utilizzabile.
Se il lavoratore deve aggirare l’ostacolo entrando nella corsia di un muletto, un problema di ordine diventa immediatamente un problema di viabilità.
Lo studio Infor.Mo evidenzia che le criticità legate all’ambiente riguardano in particolare assenza di barriere, percorsi e spazi di manovra adeguati, segnaletica insufficiente e presenza di ingombri, buche, sconnessioni, liquidi e oli.
Il Datore di Lavoro dovrebbe quindi verificare non soltanto che i percorsi siano stati progettati, ma che vengano mantenuti utilizzabili nel tempo.
Segnaletica e limiti di velocità devono avere un effetto concreto
Strisce e cartelli sono strumenti importanti, ma perdono efficacia quando non corrispondono più all’organizzazione reale.
Una corsia ridisegnata anni prima può non avere più senso dopo la modifica del magazzino.
Un cartello può essere nascosto dalle merci.
Un limite di velocità può esistere soltanto sulla parete se nessuno controlla il comportamento dei mezzi.
La segnaletica orizzontale e verticale deve essere mantenuta visibile ed efficiente. Anche l’illuminazione deve essere adeguata soprattutto negli incroci, nelle aree di manovra e nelle zone di carico e scarico.
Il punto, ancora una volta, non è avere il cartello.
È verificare che la misura modifichi davvero il comportamento.
Disegnare i flussi può far emergere criticità invisibili
Una verifica molto pratica consiste nel prendere una planimetria aziendale e tracciare tre tipi di percorso:
quello dei pedoni, quello dei mezzi e quello dei materiali.
Non serve partire da elaborati complicati.
Basta rappresentare dove si muovono realmente durante una normale giornata.
Quando i tre flussi vengono sovrapposti, molti problemi diventano immediatamente visibili.
Il muletto attraversa continuamente il percorso che collega gli spogliatoi alla produzione?
I camion devono fare retromarcia davanti all’ingresso?
Il materiale viene spostato tra due reparti attraversando un passaggio molto frequentato?
INAIL indica proprio la rappresentazione sulla mappa aziendale dei percorsi di persone, mezzi e materiali come una buona pratica per studiare soluzioni capaci di ridurre sovrapposizioni e incroci.
A volte non serve aggiungere un dispositivo.
Può essere più efficace spostare un deposito, modificare il senso di marcia o cambiare il punto di consegna.
I segnali che dovrebbero far scattare una verifica
Il Datore di Lavoro non dovrebbe aspettare un investimento per comprendere che la viabilità presenta una criticità.
Alcuni segnali sono già sufficienti per iniziare un controllo:
lavoratori che attraversano abitualmente le corsie dei muletti;
frequenti retromarce nelle zone frequentate da persone;
carichi che impediscono la visuale al conducente;
passaggi pedonali occupati da bancali;
porte che si aprono direttamente sulle vie dei mezzi;
segnaletica cancellata o non più coerente;
autisti che attendono vicino al carrello durante lo scarico;
parcheggi che riducono gli spazi di manovra;
piazzali con buche, ostacoli o scarsa illuminazione;
lavoratori che definiscono un incrocio come un punto nel quale “bisogna stare molto attenti”.
Quest’ultima frase merita attenzione.
Quando durante un sopralluogo qualcuno mi dice: ‘qui bisogna stare molto attenti’, per me è già un segnale da approfondire. Se uno spazio può essere utilizzato in sicurezza solo aumentando continuamente l’attenzione, probabilmente possiamo organizzarlo meglio

Le abitudini possono rendere invisibile una cattiva organizzazione
Un percorso non sicuro può essere utilizzato così spesso da diventare normale: il pedone attraversa sempre nello stesso punto, il carrellista effettua ogni giorno la stessa inversione, il camion viene parcheggiato in una zona non prevista perché “si è sempre fatto così”.
Infor.Mo evidenzia che gli errori procedurali sono frequentemente associati a pratiche abituali e a carenze di formazione, informazione o addestramento. Se molte persone utilizzano la stessa scorciatoia, quindi, non basta ricordare la procedura: occorre capire perché quella modalità è diventata più semplice o conveniente di quella prevista.
Approfondisci → Prassi aziendali diverse dalle procedure scritte: il rischio nascosto per il Datore di Lavoro.
Il DVR deve descrivere l’interferenza, non soltanto nominare il rischio
Scrivere nel DVR “rischio investimento da mezzi” non basta a descrivere come quel rischio viene realmente gestito.
La valutazione dovrebbe individuare quali mezzi circolano, dove transitano, chi può trovarsi nelle stesse aree e soprattutto dove si creano le interferenze.
Le misure individuate devono poi essere coerenti con ciò che avviene realmente negli spazi di lavoro e riesaminate quando cambiano layout, mezzi, flussi o organizzazione.
Approfondisci → Cosa impara un Datore di Lavoro dalla Cassazione: il DVR deve descrivere il lavoro reale
Cosa può verificare concretamente il Datore di Lavoro
Una verifica efficace può partire da un sopralluogo effettuato durante l’attività ordinaria.
Il Datore di Lavoro può percorrere a piedi i tragitti utilizzati dai dipendenti e osservare contemporaneamente il movimento dei mezzi.
Dovrebbe chiedersi:
I percorsi pedonali rimangono realmente liberi?
Dove si incontrano persone e muletti?
Ci sono punti nei quali il conducente perde la visuale?
Le retromarce possono essere ridotte?
Dove attendono gli autisti esterni?
Le aree di carico e scarico interferiscono con altre lavorazioni?
La situazione cambia nei momenti di maggiore attività?
Serve vedere l’azienda come viene utilizzata realmente e trasformare le interferenze rilevate in interventi concreti.
Organizzare gli spazi significa rendere l’errore meno probabile
La buona viabilità non è quella in cui tutti devono continuamente ricordarsi di stare attenti.
È quella che rende più difficile trovarsi accidentalmente nella traiettoria di un mezzo.
Separare i percorsi, eliminare gli incroci evitabili, ridurre le retromarce e organizzare correttamente le aree di carico e scarico significa agire prima che sia necessario affidarsi alla reazione del lavoratore o del conducente.
I dati Infor.Mo mostrano inoltre che le criticità dell’ambiente raramente agiscono da sole: negli eventi analizzati, i problemi dell’organizzazione degli spazi risultavano nella grande maggioranza dei casi associati anche a criticità relative a procedure, attrezzature o altri fattori.
Per questo la viabilità deve essere considerata parte dell’organizzazione aziendale, non soltanto una questione di segnaletica.
La domanda finale per il Datore di Lavoro può essere molto semplice:
se oggi seguissi un lavoratore a piedi e un muletto durante un intero turno, in quali punti li vedrei incontrarsi?
È da quei punti che partirei per capire se la viabilità funziona davvero o se sulla carta sembra più sicura di quanto sia nella pratica.
Lo Studio Tecnico Domenico Alaia supporta aziende, magazzini e attività produttive nella valutazione dei rischi, nell’aggiornamento del DVR e nella verifica dell’organizzazione degli spazi, dei percorsi e delle interferenze tra pedoni e mezzi.
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