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Se domani arriva lo SPRESAL: il tuo DVR racconta davvero come si lavora in azienda?

  • Immagine del redattore: Studio Tecnico Domenico Alaia
    Studio Tecnico Domenico Alaia
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Immagina che domani mattina lo SPRESAL entri nella tua azienda per un controllo. Il DVR è presente, ma descrive davvero come si lavora ogni giorno? 


Il Documento di Valutazione dei Rischi è presente, firmato e conservato correttamente.

Ma quello che descrive corrisponde davvero alle attività che gli operatori stanno svolgendo? Le macchine indicate sono quelle effettivamente utilizzate? Le mansioni riportate coincidono con i compiti affidati ai lavoratori? Le procedure scritte possono essere applicate nella pratica oppure, per riuscire a terminare il lavoro, vengono abitualmente aggirate?


È proprio da questo confronto tra documenti e realtà che possono emergere le criticità più importanti.


Lo SPRESAL, Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, svolge attività di prevenzione, vigilanza e controllo sulla sicurezza e sull’igiene nei luoghi di lavoro. Può inoltre effettuare accertamenti relativi a infortuni e malattie professionali e verificare impianti, macchine, attrezzature e fattori di rischio presenti negli ambienti aziendali.


Per questo motivo, durante un controllo non conta soltanto ciò che è scritto nel DVR. Conta soprattutto la possibilità di dimostrare che la valutazione rappresenta il lavoro reale e che le misure indicate vengono effettivamente applicate.


Tecnico con casco e tablet durante il controllo di sicurezza di un macchinario industriale.

Lo SPRESAL non controlla un’azienda immaginaria

Un DVR può apparire completo quando viene letto in ufficio, ma mostrare tutti i suoi limiti appena viene confrontato con il reparto produttivo, il cantiere, il magazzino o l’azienda agricola.


Il documento può descrivere, per esempio, una lavorazione eseguita esclusivamente con una determinata macchina. Durante il sopralluogo può però emergere che gli operatori utilizzano anche un’attrezzatura più vecchia, acquistata successivamente o modificata nel tempo, mai inserita nella valutazione.


In un altro caso, il DVR può prevedere che una fase venga svolta da due lavoratori, mentre nella pratica viene affidata a una sola persona. Oppure può stabilire che un intervento debba avvenire a macchina ferma, anche se gli operatori sono abituati a effettuare regolazioni o pulizie senza completare l’arresto previsto.


Il problema non è soltanto la presenza di un errore nel documento. Il vero problema è che il rischio legato alla modalità effettiva di lavoro potrebbe non essere stato valutato.


Lo SPRESAL non deve necessariamente trovare un DVR breve o lungo, semplice o complesso. Deve poter riscontrare una relazione credibile tra il documento, l’organizzazione e le condizioni osservabili.


La valutazione dei rischi resta responsabilità del Datore di Lavoro

La valutazione di tutti i rischi e la conseguente elaborazione del DVR rientrano tra gli obblighi che il Datore di Lavoro non può delegare. Il documento può essere predisposto con il supporto del RSPP, del Medico Competente e di consulenti qualificati, ma la responsabilità del processo valutativo rimane in capo al Datore di Lavoro.


Questo significa che non basta consegnare informazioni generiche a un tecnico, ricevere il documento e firmarlo.


Il Datore di Lavoro deve verificare che siano state considerate tutte le attività significative, comprese quelle occasionali, stagionali o svolte soltanto da alcuni lavoratori. Deve inoltre controllare che le misure individuate siano compatibili con gli spazi, le attrezzature, i tempi e le risorse disponibili.


Il DVR deve contenere la valutazione dei rischi e indicare le misure di prevenzione e protezione adottate, i dispositivi utilizzati e il programma degli interventi necessari per migliorare nel tempo i livelli di sicurezza.


La firma del Datore di Lavoro non certifica quindi soltanto la ricezione di un fascicolo. Rappresenta l’assunzione di responsabilità rispetto alle informazioni e alle scelte riportate nel documento.


Il primo confronto riguarda le attività realmente svolte

Periodicamente è utile rileggere il DVR e confrontarlo con il lavoro quotidiano, lasciando per un momento da parte il linguaggio tecnico. La domanda da porsi è semplice: una persona che non conosce l’azienda, leggendo questo documento, riuscirebbe a capire come viene organizzato il lavoro?


Dovrebbero risultare comprensibili le principali fasi operative, le mansioni coinvolte, le attrezzature impiegate, gli ambienti utilizzati e le condizioni nelle quali possono presentarsi i diversi rischi.


Una descrizione come “attività di magazzino”, per esempio, può essere insufficiente se il lavoratore riceve la merce, guida il carrello elevatore, prepara i bancali, utilizza una reggiatrice e interviene occasionalmente per liberare materiali bloccati.


Allo stesso modo, definire un dipendente come “operaio agricolo” non permette di comprendere se utilizza il trattore, movimenta prodotti fitosanitari, lavora vicino ad animali, esegue potature o interviene sulla manutenzione delle attrezzature.


Il nome della mansione è soltanto un’etichetta. La valutazione deve riguardare i compiti reali.


Il modo migliore per verificarlo è uscire dall'ufficio e osservare direttamente il lavoro mentre viene svolto. 


Le attività occasionali possono diventare il punto debole del DVR

Molti documenti descrivono con attenzione l’attività ordinaria, ma dedicano poco spazio alle operazioni meno frequenti. Eppure, proprio durante le attività occasionali possono verificarsi condizioni particolarmente rischiose. Un lavoratore può dover rimuovere un materiale bloccato, pulire una macchina, raggiungere una parte sopraelevata, intervenire dopo un guasto o sostituire un componente.


In questi momenti la procedura ordinaria non è più sufficiente. Se il DVR non considera l’anomalia e l’azienda non ha stabilito una modalità sicura di intervento, il lavoratore sarà portato a improvvisare.


Durante un controllo, una semplice domanda su come viene risolto un problema operativo può far emergere una lavorazione mai descritta nel documento.

Non è necessario che l’attività venga svolta ogni giorno. Se è ragionevolmente prevedibile, deve essere presa in considerazione.


Le prassi aziendali possono smentire il documento

Esiste spesso una differenza tra la procedura ufficiale e il modo in cui il lavoro viene effettivamente portato a termine. La procedura può stabilire che una zona debba rimanere libera, mentre nella realtà viene utilizzata come deposito temporaneo. Può prevedere percorsi separati tra pedoni e mezzi, anche se bancali e materiali obbligano i lavoratori a transitare nelle corsie dei carrelli.


Può vietare l’accesso a una determinata area senza indicare, però, come il lavoratore debba svolgere l’operazione che richiede di raggiungerla.


In queste situazioni il divieto esiste soltanto sulla carta.


Una prassi ripetuta nel tempo non diventa sicura soltanto perché non ha ancora provocato un infortunio. L’abitudine può anzi rendere il rischio meno evidente, perché un comportamento pericoloso inizia a essere percepito come normale.


Il Datore di Lavoro deve quindi conoscere le prassi che si sono sviluppate nei reparti e verificare che preposti e lavoratori rispettino le procedure. Quando una regola viene sistematicamente ignorata, non è sufficiente attribuire la responsabilità agli operatori. Occorre capire se la procedura è realmente applicabile e se l’organizzazione mette a disposizione un’alternativa sicura.


Le misure previste devono essere visibili nell’ambiente di lavoro

Il DVR può indicare misure tecniche, organizzative e procedurali corrette, ma durante un controllo deve essere possibile riscontrarne l’applicazione. Se è prevista una protezione su una macchina, quella protezione deve essere installata, integra e utilizzata. Se il documento indica una delimitazione, l’area deve essere effettivamente riconoscibile. Se è previsto un percorso sicuro, questo deve essere libero e praticabile.


Lo stesso vale per i dispositivi di protezione individuale. Non basta averli acquistati e consegnati. Devono essere adatti al rischio, disponibili, mantenuti in condizioni adeguate e utilizzati durante le operazioni per le quali sono necessari.


Una misura inserita nel DVR ma assente nella realtà può rendere il documento poco credibile. Può far pensare che la valutazione sia stata costruita attraverso formule standard, senza verificare le condizioni aziendali.


Per questo motivo, una revisione efficace del DVR dovrebbe sempre comprendere un sopralluogo. La lettura del documento deve essere accompagnata dall’osservazione degli ambienti, delle attrezzature e dei comportamenti.


Ogni misura riportata nel DVR dovrebbe poter essere verificata concretamente durante un sopralluogo. 


Formazione e addestramento devono corrispondere alle mansioni

Un’altra verifica importante riguarda la coerenza tra DVR, mansioni e formazione.

Se un lavoratore utilizza un’attrezzatura, svolge una mansione particolare o viene esposto a uno specifico rischio, la sua formazione deve riflettere quella situazione.


Non dovrebbe emergere che una persona conduce abitualmente un mezzo senza il percorso formativo previsto, utilizza una macchina senza un adeguato addestramento pratico o svolge attività diverse da quelle considerate nella documentazione.

Gli attestati, da soli, non dimostrano sempre che il sistema funzioni. È necessario verificare che siano riferiti alla persona corretta, all’attività svolta e agli eventuali aggiornamenti richiesti.


Lo stesso principio riguarda l’addestramento. Quando il lavoratore deve imparare concretamente a usare una macchina, un’attrezzatura, un DPI o una procedura, la componente pratica deve essere realmente svolta e documentata.


Durante un controllo, la distanza tra la formazione registrata e le competenze osservabili può diventare una criticità.


Anche la sorveglianza sanitaria deve parlare la stessa lingua del DVR

Quando la valutazione individua rischi che rendono necessaria la sorveglianza sanitaria, il protocollo predisposto dal Medico Competente deve essere coerente con le mansioni e con le esposizioni effettive.


Se un lavoratore cambia attività, utilizza nuove sostanze o viene assegnato a compiti differenti, è necessario verificare che la modifica sia stata considerata anche dal punto di vista sanitario.


Non dovrebbe accadere che il DVR descriva un’esposizione, mentre la sorveglianza sanitaria non la considera. Allo stesso modo, un giudizio di idoneità riferito a una mansione generica potrebbe non rappresentare correttamente i compiti realmente svolti.


Lo SPRESAL svolge anche attività di controllo sui fattori di rischio lavorativi e sull’operato del Medico Competente. La coerenza tra valutazione, protocollo sanitario e mansioni costituisce quindi un elemento importante della gestione aziendale.


Un DVR aggiornato nella data può essere già vecchio nei contenuti

Aggiornare la copertina o modificare la data non significa avere aggiornato la valutazione. Il documento può essere recente, ma non riportare l’ultima macchina acquistata, la nuova disposizione del magazzino, il cambio di una sostanza o la modifica delle mansioni.


Può anche accadere il contrario: il DVR non è stato formalmente rielaborato da tempo, anche se nel frattempo l’organizzazione è cambiata in modo significativo.


Il Datore di Lavoro dovrebbe quindi collegare ogni modifica aziendale a una domanda precisa: questo cambiamento introduce un nuovo rischio o modifica quelli già valutati?

L’acquisto di un’attrezzatura, il trasferimento in una nuova sede, l’assunzione di personale, la modifica del ciclo produttivo o l’introduzione di un turno aggiuntivo non sono soltanto decisioni organizzative. Possono influire sulle condizioni di sicurezza.


Il documento deve evolvere insieme all’azienda, non inseguirla con mesi o anni di ritardo.


Cosa può emergere parlando con chi svolge il lavoro

Il DVR può essere redatto dalla direzione con il supporto dei professionisti, ma molte informazioni decisive arrivano dai lavoratori e dai preposti. Chi esegue quotidianamente una mansione conosce i passaggi più difficili, i problemi ricorrenti, le attrezzature poco pratiche e le situazioni che richiedono soluzioni improvvisate.


Può sapere, per esempio, che una protezione viene rimossa perché ostacola una determinata operazione, che un dispositivo non funziona sempre o che una procedura rallenta il lavoro al punto da non essere utilizzata.


Queste informazioni non devono essere ignorate o interpretate soltanto come comportamenti scorretti. Devono diventare il punto di partenza per comprendere perché la misura prevista non funziona. Durante un accesso, la realtà dell’organizzazione può emergere dall’osservazione diretta, dalle condizioni presenti e dalle informazioni raccolte. Se il racconto dei lavoratori è molto diverso dal contenuto del DVR, la credibilità del documento si indebolisce.


La migliore preparazione non comincia il giorno prima

Prepararsi a un controllo non significa raccogliere firme in fretta, spostare temporaneamente i materiali o chiedere ai lavoratori di comportarsi diversamente soltanto durante l’ispezione.


La sicurezza non può essere messa in scena.


La verifica più utile consiste nel simulare periodicamente il punto di vista di una persona esterna. Bisogna entrare nei reparti, osservare le attività e confrontare ciò che si vede con quanto riportato nel DVR.


Occorre chiedersi se le mansioni sono corrette, se le attrezzature sono tutte censite, se le procedure sono applicabili, se le protezioni funzionano e se formazione e sorveglianza sanitaria sono coerenti.


Quando emerge un’incongruenza, non basta correggere il testo. Se il rischio è reale, bisogna intervenire sull’organizzazione, sulle attrezzature o sui comportamenti.

Il documento deve essere aggiornato dopo aver compreso e gestito il problema, non utilizzato per nasconderlo.


Il DVR deve dimostrare un processo, non soltanto un adempimento

Un DVR credibile permette di ricostruire un percorso logico.

L’azienda ha osservato le attività, individuato i pericoli, valutato le esposizioni e scelto misure concrete. Ha inoltre definito chi deve applicare quelle misure, come verificarle e quali miglioramenti programmare.


Questo percorso deve essere riconoscibile anche nella documentazione collegata. Formazione, addestramento, consegna dei DPI, manutenzioni, controlli, idoneità sanitarie e procedure operative devono raccontare la stessa organizzazione.

Quando ogni documento descrive una realtà diversa, il sistema perde solidità.


Un DVR realmente efficace non è quindi quello con il maggior numero di pagine. È quello che permette di comprendere come lavora l’azienda e quali decisioni sono state adottate per proteggere le persone.


Se domani arriva lo SPRESAL: il tuo DVR racconta davvero come si lavora in azienda?

Se domani arriva lo SPRESAL, quale azienda troverà?

La domanda finale non dovrebbe essere soltanto: “Abbiamo il DVR?”.

Il Datore di Lavoro dovrebbe chiedersi se il documento rappresenta fedelmente l’azienda che lo SPRESAL potrebbe osservare domani mattina.


Se le attrezzature, le mansioni, le procedure e i comportamenti coincidono con quanto valutato, il DVR svolge la propria funzione.


Se invece esiste una distanza tra carta e realtà, è necessario intervenire prima che quella distanza venga evidenziata da un controllo o, peggio ancora, da un infortunio.

Lo Studio Tecnico Domenico Alaia supporta aziende, imprese agricole, attività produttive, cantieri e magazzini nella redazione e nell’aggiornamento del DVR, nella verifica delle attività reali e nell’organizzazione della sicurezza aziendale. 


Durante le verifiche aziendali capita frequentemente che il DVR sia formalmente corretto, ma non rappresenti più fedelmente il lavoro svolto. Nuove attrezzature, modifiche delle mansioni e prassi consolidate possono creare, nel tempo, una distanza tra documento e realtà. Per questo motivo considero il sopralluogo uno degli strumenti più efficaci per mantenere la valutazione dei rischi realmente utile. 


Richiedi una verifica tecnica del DVR e dell'organizzazione della sicurezza della tua azienda: 


📞 +39 379 256 8067 

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